ANYAMA

 

Alle 4 e mezzo del mattino, qualche volta anche prima, il muezzin invita alla preghiera, urlando dall'altoparlante piazzato sulla cima del minareto: Allah! ALLAH è grande! E avvia la salmodia dei primi versetti del Corano.

Fanno subito eco come una catena orante altri e altri… altoparlanti o voci libere…

La grande moschea di Anyama.

Quanti saranno? Il parroco, don Pasquale, che ha

La grande moschea di Anyama.

donato all'Africa vent'anni di lavoro e in più l'occhio sinistro, con l'occhio buono rimasto ne ha contate 57 di moschee, tra piccole e grandi! Arrivando in questa città è questa la prima sorpresa per chi ci dorme.

Va aggiunto che verso le 5 i protestanti suonano la loro campana e verso le sei arrivano i cattolici… con tranquillità.

Anyama: una strada del centro città.

Una grossa scocciatura per chi vuole ancora

Anyama: una strada del centro città.

riposare. E se, girando la medaglia, nascesse invece in noi occidentali, cattolici di razza, un senso di ammirazione? Queste persone sono - alla loro maniera - veri credenti, cui si deve tutto il rispetto. E non è vero dire subito fanatismo con quel che segue sulla morale famigliare. Bisogna avere incontrato qualche fedele musulmano che faccia la fatica eroica del ramadan, solo pensando alla sete da sostenere per 12 ore quando il termometro segna 34 - 36 gradi. Più musulmani incontrerete, più cambierete la vostra opinione.

Anyama: la grande chiesa parrocchiale.

Ma non pensate di diventare musulmani: sareste

Anyama: la grande chiesa parrocchiale.

infedeli già prima dell'alba. Tutta questa lunga premessa anche per giustificare la grande chiesa cattolica costruita in bella esposizione quasi a centro città dai nostri in questi ultimi anni .

Anyama: è arrivato il treno.

Il Card. Bernard Jago, assistito da Mons. Dakoury -

Anyama: è arrivato il treno.
attuale Vescovo di Grand-Bassam - ne benedì la prima pietra il 22 novembre 92.In quella circostanza disse che voleva questa chiesa per ricordare il I° centenario dell'evangelizzazione in Costa d'Avorio e ne disse anche il nome di battesimo: si chiamerà NOTRE DAME Da' ANYAMA. Parlava della Madonna, ovviamente.

Un buon aiuto, insieme ai 200 milioni della Provincia religiosa di Genova, l'hanno dato diversi amici ed alcune parrocchie italiane: una gran bella chiesa che mostriamo in fotografia, capace di 2.000 posti a sedere e - fortunatamente - piena nelle feste. Non è ancora finita del tutto.

Ma Allah ci ha portato fuori strada senza volerlo. Diciamo allora di questa città in crescita e dove una buona amministrazione comunale - almeno per il settore della viabilità - ha realizzato cose buone.

Centodiecimila abitanti, 22 km dalla capitale, su un territorio di 300 kmq.

Si è fatta in meno di settant'anni, se vogliamo credere a Père Camille Chirol dei Padri Bianchi - i grandi evangelizzatori dell'Africa - il quale, su l'Echo des Missions Africaines, scriveva nel 1931: "da sette anni che sono qui la popolazione è passata da 800 a 3.000 abitanti al cuore di una ventina di villaggi che, in tutto, annoverano circa 3.000 cristiani con 4 - 500 catecumeni".

L'etnia locale, autoctona degli Attiés, è stata sopraffatta da tante etnie diverse e soprattutto dai Dioula del Nord da sempre commercianti di kola e di sale.

Oggi Anyama è anche sede del seminario maggiore della Costa d'Avorio, dove insegnò agli inizi degli anni '80 il nostro don Giovanni D'Ercole che vedete spesso in TV e dove, dal '90 ha insegnato Teologia Morale don Lorenzo Benzi: due sacerdoti che hanno lasciato un ottimo ricordo.

Gli orionini accettarono la missione di Anyama nel 1988.

Il compianto Card. Bernard Yago, scomparso recentemente, allora Arcivescovo di Abidjan, nell'affidare la parrocchia dedicata allora a Notre Dame de la Salette, al primo parroco don Poggiali, ebbe a dire: "Vi do la zona più depressa della mia diocesi." Ed in un incontro, parlando ai Superiori dell'Opera aggiunse: " Mi avete levato un dente che mi faceva male".

Accanto ad un grande degrado ecologico ed igienico ancor oggi ben evidente, ci si trova dinanzi a difficoltà oggettive per l'evangelizzazione. E per la massiccia presenza dei musulmani, ostentata &endash; come sopra detto - da un gran numero di moschee e per la eterogeneità di tante etnie diverse.

Si pensi solo che la catechesi si deve fare in francese, in attié, in ogni-baulé, in dioulà, in mooré (per gli emigrati dal Burkina Faso), in ewé per le genti del Togo e del Benin.

Tra le prime iniziative una piccola struttura per accogliere seminaristi che avrebbero frequentato il Grand - Seminaire. Nel 1989 don Mario Lo Torto fu Maestro dei primi due novizi, in concomitanza con l'apertura del piccolo studentato di teologia. È sempre di quell'anno che con l'arrivo di don Giuliano Testa si dette l'avvio al centro giovanile, ad attività socio-sanitarie, a piccole cooperative agricole, anche con l'aiuto dell'associazione "Granello di senape", creata da don Giuliano con sede in Pesaro.